giovedì 8 settembre 2016

Nel piccolo c'è tutto


"La nascita della Vergine" -  Francesco Solimena 1690 circa

Lo stile di Dio che agisce nelle piccole cose ma che ci apre grandi orizzonti è stato al centro della meditazione di Papa Francesco durante la messa celebrata a Santa Marta martedì 8 settembre, memoria liturgica della natività di Maria.
Richiamando il testo della colletta pronunciata poco prima — nella quale si chiede al Signore «la grazia dell’unità e della pace» — il Pontefice ha puntato l’attenzione su due verbi già evidenziati nelle omelie dei «giorni scorsi»: riconciliare e pacificare. Dio, ha detto, «riconcilia: riconcilia il mondo con sé e in Cristo». Gesù, portato a noi da Maria, pacifica, «dà la pace a due popoli, e di due popoli fa uno: degli ebrei e delle genti. Un solo popolo. Fa la pace. La pace nei cuori». Ma, si è chiesto il Papa, «come riconcilia, Dio?». Quale è il suo «stile»? Forse egli «fa una grande assemblea? Si mettono tutti d’accordo? Firmano un documento?». No, ha risposto, «Dio pacifica con una modalità speciale: riconcilia e pacifica nel piccolo e nel cammino».
La riflessione di Francesco è quindi iniziata a partire dal concetto di “piccolo”, quel “piccolo” di cui si legge nella prima lettura (Michea, 5, 1-4): «E tu, Betlemme di Efrata, così piccola...». Questo il commento del Papa: «Così piccola: ma sarai grande, perché da te nascerà la tua guida e lui sarà la pace. Egli stesso sarà la pace», perché da quel “piccolo” «viene la pace». Ecco lo stile di Dio, che sceglie «le cose piccole, le cose umili per fare le grandi opere». Il Signore, ha spiegato il Papa, «è il Grande» e noi «siamo i piccoli», ma il Signore «ci consiglia di farci piccoli come i bambini per poter entrare nel regno dei Cieli», dove «i grandi, i potenti, i superbi, gli orgogliosi non potranno entrare». Dio, perciò, «riconcilia e pacifica nel piccolo».
Il Pontefice ha quindi affrontato il secondo concetto, secondo il quale il Signore riconcilia «anche nel cammino: camminando». E ha spiegato: «Il Signore non ha voluto pacificare e riconciliare con la bacchetta magica: oggi — pum! — tutto fatto! No. Si è messo a camminare con il suo popolo». Un esempio di questa azione di Dio si ritrova nel vangelo del giorno (Matteo, 1, 1-16.18-23). Un brano, quello della genealogia di Gesù, che può apparire un po’ ripetitivo: «Questo generò questo, questo generò questo, questo generò questo... È un elenco», ha fatto notare Francesco. Eppure, ha spiegato, «è il cammino di Dio: il cammino di Dio fra gli uomini, buoni e cattivi, perché in questo elenco ci sono santi e ci sono criminali peccatori».
Un elenco, quindi, dove si incontra anche «tanto peccato». Tuttavia «Dio non si spaventa: cammina. Cammina con il suo popolo. E in questo cammino fa crescere la speranza del suo popolo, la speranza nel Messia». È questa la «vicinanza» di Dio. Lo aveva detto Mosè ai suoi: «Ma pensate: quale nazione ha un Dio tanto vicino come noi?». Ecco allora che «questo camminare nel piccolo, con il suo popolo, questo camminare con buoni e cattivi ci dà il nostro stile di vita». Per «camminare da cristiani», per «pacificare» e «riconciliare» come ha fatto Gesù, abbiamo la strada: «Con le beatitudini e con quel protocollo sul quale tutti saremo giudicati. Matteo, 25: “Fate così: piccole cose”». Questo significa «nel piccolo e nel cammino».
A questo punto il Papa ha aggiunto un altro elemento. Il popolo d’Israele, ha detto, «sognava la liberazione», aveva «questo sogno perché gli era stato promesso». Anche «Giuseppe sogna» e il suo sogno «è un po’ come il riassunto del sogno di tutta questa storia di cammino di Dio con il suo popolo». Ma, ha aggiunto Francesco, «non solo Giuseppe ha dei sogni: Dio sogna. Il nostro Padre Dio ha dei sogni, e sogna cose belle per il suo popolo, per ognuno di noi, perché è Padre e essendo Padre pensa e sogna il meglio per i suoi figli».
In conclusione: «Questo Dio onnipotente e grande, ci insegna a fare la grande opera della pacificazione e della riconciliazione nel piccolo, nel cammino, nel non perdere la speranza con quella capacità» di fare «grandi sogni», di avere «grandi orizzonti».
Perciò il Pontefice ha invitato tutti — in questa commemorazione dell’inizio di una tappa determinante della storia della salvezza, la nascita della Madonna — a chiedere «la grazia che abbiamo chiesto nella preghiera, dell’unità, cioè della riconciliazione, e della pace». Ma «sempre in cammino, in vicinanza con gli altri» e «con grandi sogni». Con lo stile del “piccolo”, quel piccolo, ha ricordato, che si ritrova nella celebrazione eucaristica: «un piccolo pezzo di pane, un po’ di vino...». In «questo “piccolo” c’è tutto. C’è il sogno di Dio, c’è il suo amore, c’è la sua pace, c’è la sua riconciliazione, c’è Gesù». 
(Liberamente tratto dall’'Osservatore Romano in riferimento ad una meditazione di Papa Francesco nella cappella di Santa Marta l’8 settembre 2015)

O Vergine nascente, speranza e aurora di salvezza al mondo intero,
volgi benigna il tuo sguardo materno a noi tutti,
qui riuniti per celebrare e proclamare le tue glorie!

O Vergine fedele, che sei stata sempre pronta e sollecita ad accogliere, conservare e meditare la Parola di Dio, fa’ che anche noi, in mezzo alle drammatiche vicende della storia,
sappiamo mantenere sempre intatta la nostra fede cristiana,
tesoro prezioso tramandatoci dai Padri!

O Vergine potente, che col tuo piede schiacci il capo del serpente tentatore,
fa’ che realizziamo, giorno dopo giorno, le nostre promesse battesimali, con le quali abbiamo rinunziato a Satana, alle sue opere ed alle sue seduzioni,
e sappiamo dare al mondo una lieta testimonianza della speranza cristiana.

O Vergine clemente, che hai sempre aperto il tuo cuore materno alle invocazioni dell’umanità, talvolta divisa dal disamore ed anche, purtroppo, dall’odio e dalla guerra, fa’ che sappiamo sempre crescere tutti, secondo l’insegnamento del tuo figlio, nell’unità e nella pace, per essere degni figli dell’unico Padre celeste.
Amen!  
(Preghiera di Papa Giovanni Paolo II per la natività di Maria)

Donaci, Signore, i tesori della tua misericordia e, poiché la maternità della Vergine ha segnato l'inizio della nostra salvezza, la festa della sua Natività ci faccia crescere nell'unità e nella pace. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. 
(Orazione dei vespri)

martedì 6 settembre 2016

Chiamati, giustificati e santificati nel nome del Signore


"Fratelli, quando uno di voi è in lite con un altro, osa forse appellarsi al giudizio degli ingiusti anziché dei santi? Non sapete che i santi giudicheranno il mondo? E se siete voi a giudicare il mondo, siete forse indegni di giudizi di minore importanza? Non sapete che giudicheremo gli angeli? Quanto più le cose di questa vita! Se dunque siete in lite per cose di questo mondo, voi prendete a giudici gente che non ha autorità nella Chiesa? Lo dico per vostra vergogna! Sicché non vi sarebbe nessuna persona saggia tra voi, che possa fare da arbitro tra fratello e fratello? Anzi, un fratello viene chiamato in giudizio dal fratello, e per di più davanti a non credenti! È già per voi una sconfitta avere liti tra voi! Perché non subire piuttosto ingiustizie? Perché non lasciarvi piuttosto privare di ciò che vi appartiene? Siete voi invece che commettete ingiustizie e rubate, e questo con i fratelli! Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adùlteri, né depravati, né sodomìti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né calunniatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio. E tali eravate alcuni di voi! Ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio." (1Cor. 6,1-11)

"In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore. Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti." (Lc. 6,12-19)

Nella prima lettera di san Paolo Apostolo ai Corinzi ci viene data un’indicazione molto importante e credo, guardando il mondo oggi, quasi impossibile da seguire. Paolo afferma che tra i membri della comunità cristiana, tra i fratelli cristiani non devono esserci contese da chiarire d’innanzi a tribunali pagani, se insorgessero discussioni, che non dovrebbero esserci, ma se ci fossero, è necessario appellarsi piuttosto ai saggi, per comprendere come sistemare la controversia con amore, col perdono e con la misericordia.
Il mondo d’oggi non va proprio così, anzi, ci sono persone che quasi, provano divertimento a far scoppiare liti, commettere ruberie e ingiustizie. Ruberie, intese non sono solo come portar via qualcosa, ma come mancanza di rispetto, intesa come rubare la dignità dell’altro, arricchirsi lasciando sul lastrico e nella fame. E’ ciò che il mondo sta facendo  e  la storia tristemente insegna che spesso anche i cristiani si sono comportati così.
Paolo invita a non illudersi perchè, né immorali, né idolatri, né adulteri, né depravati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né calunniatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio. Per Paolo è chiaro che essere cristiano significa avere l’umiltà, a volte, di subire delle situazioni, che non è nel sopportare un peso, ma  subire inteso nell’amore, nel dare spazio all’altro, e possiamo farcela solo perché abbiamo Cristo con noi. E’ sempre Paolo, in un altro passaggio, che ci rassicura affermando: “ma se Cristo è con noi, chi è contro di noi?”. Siamo in grado di affrontare qualsiasi nemico se abbiamo Cristo con noi. Possono giudicarci, maledirci, possono portarci via qualcosa, ma se noi abbiamo Cristo, è con gli occhi di Cristo che riusciamo a vedere la povertà di queste persone che ci attaccano, e come si usa dire: poveri uomini, così attaccati alle cose del mondo da perdere il regno di Dio che è eterno. E se noi siamo cristiani, discepoli di Cristo, forti nella consapevolezza che esiste il paradiso, che è vita eterna con il Signore, la risurrezione, davvero vogliamo perdere la nostra anima per cose materiali o per insulti?
Guardiamo Gesù, come leggiamo nel Vangelo, passa una notte in preghiera per capire con Dio Padre qual è il disegno da seguire, qual’ è la Sua volontà. Cristo, che è Dio, trascorre le ore della notte a dialogare con il Padre per comprendere con Lui, cosa fare, come muoversi. E noi, poveri mortali, pensiamo di avere la soluzione dentro di noi, pensiamo di essere più bravi, coloro che possono sentenziare, giudicare senza nemmeno ascoltare ciò che ci dice il Signore, anzi, quasi provando divertimento nel disobbedirgli o a discutere con Lui perché ci chiede qualcosa che non ci piace.
Cristo, pur conoscendo ogni cosa scelse i dodici, tra i quali vi era Pietro che l’ha rinnegato, Giuda che l’ha tradito. Nonostante sapesse li ha voluti vicino a Se per insegnare loro il senso autentico dell’amore, la via del Signore Dio che guarisce, infatti dice Gesù: “il medico è venuto per i malati non per i sani”. Erano persone semplici, alcuni fra loro poco tranquilli, con un carattere impetuoso, passionale, eppure Lui li ha scelti e tutti gli hanno dedicato la loro vita, hanno dato la vita per Lui, hanno lasciato le loro case per seguirlo, per imparare da Lui il Vangelo, la buona novella e portarlo a tutte le genti.
Ognuno di noi è stato scelto dal Signor, Lui ha chiamati per nome, ci ha fatto entrare nella Sua Chiesa con il battesimo e anche noi abbiamo questo compito, ognuno nel proprio stato, è chiamato a portare pace, unione, benedizione, amore, attenzione, misericordia.

Sia lodato Gesù Cristo.

Non abbiate paura di aiutare e di dire la verità!



Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo. Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo. Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita. Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù. (Lc 6,6-11)


La lettera di san Paolo ai Corinzi, prima lettura della liturgia di oggi, parla del giudizio, non nel nel senso di parlare male, ma giudizio inteso come giusta valutazione. Questo appunto l’invito: guardare le circostanze con gli occhi del Signore, giudicare ossia discernere ciò che è buono e ciò che non lo è.
San Paolo condanna duramente un comportamento così grave da essere dannoso per tutta la comunità, si tratta di un incesto.  Ma se riflettiamo, molti sono i comportamenti che fanno male alla comunità, ossia alle persone che condividono con noi dei momenti della vita. Possono essere la comunità parrocchiale, la comunità della famiglia, o altre realtà come la nostra, comunità di persone che vivono insieme, che hanno deciso di passare del tempo insieme. 
E in tutte queste forme di unione se qualcuno assume un comportamento sbagliato e non viene  reso manifesto l’errore,  si dà vita ad un cattivo esempio anche per gli altri, per questo motivo che Paolo chiede all’uomo in difetto di allontanarsi dalla comunità. Ma, allora ci si chiede: come si coniuga la richiesta di Paolo, con ciò che riporta  la lettura breve delle lodi, nella quale si invita ad essere misericordiosi, a giudicare secondo una legge di libertà, cioè la misericordia, per non essere giudicati noi stessi?
La misericordia non sta nello scusare un comportamento sbagliato, ma sta nel riconoscerlo, nel comprendere o far comprendere che è un comportamento errato, ma continuare ad amare senza giudicare. Questa è misericordia, è andare oltre nell’amore, senza rabbia, senza odio, perché provare ira, che è un vizio capitali, si agisce contro Dio.
Ciò non significa che tutto sia lecito, i comportamenti errati vanno chiariti, vanno sanati al punto che, come dice san Paolo: “venga consegnato a Satana a rovina della carne”. Cioè: colui che ha errato venga allontanato affinchè si ravveda nel comprendere cosa significa essere di Satana, vivere il tormento, il dolore di essere lontano dal Signore, senza mai smettere di amarlo, di aiutarlo. “Fate tutto per la salvezza dell’anima”. A volte anche le giuste azioni arrecano dolore perché, rimproverare e far comprendere alle persone che si amano porta un grande dolore unito magari al timore che si allontanino, o di doverli allontanare.
Gesù, oggi nel Vangelo ci insegna a non avere paura di aiutare, di dire la verità anche se nel fare questo, potremmo essere giudicati. Gesù si trova, nel giorno di sabato, davanti ad un uomo che ha la mano paralizzata e non preclude la guarigione per fare bella figura davanti agli scribi e ai farisei, sempre pronti a metterlo alla prova – vediamo cosa fa, vediamo come si comporta, vediamo se va contro la legge di Dio -che per loro era il divieto assoluto di poter fare qualunque cosa nel giorno di sabato, ma Gesù, per nulla intimorito, conosce il vero volere di Dio e ribalta la situazione interrogandoli: “domando a voi: in giorno di sabato è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?”
Conosciamo le regole che governano il mondo e l’amore va contro queste regole, perché è un mondo pieno di egoismo, di individualismo, di indifferenza, basato su concetti che allontanano gli uomini tra di loro, non li uniscono. E colui che si muove in direzione contraria a questo, viene giudicato con malizia e sospetto perché appare impossibile che lo faccia solo per amore, poiché appartenente a questo mondo, è scontato che sia spinto da occulti interessi personali.
L’amore scandalizza ancora. Compiere atti generosi che aiutano le persone, azioni che non rientrano negli schemi di questo mondo né tantomeno si sottomettono alle regole che uomini hanno imposto anche riguardo a Dio (abbiamo visto come gli scribi e i farisei giudicano il Signore Gesù Cristo attraverso una legge che loro considerano di Dio) suscita scalpore, si sono dimenticati che Dio è amore. Oggi come allora.
Ancora oggi, come allora, vi sono persone che per difendere interessi personali, mal utilizzando la legge di Dio condannano chi vuole aiutare, chi si impegna ad amare il prossimo, chi dedica la propria vita per il bene e la salvezza dei fratelli.
Chiediamo al Signore di aiutarci a vivere sempre nella verità, nonostante le difficoltà, anche rischiando di essere giudicati appartenenti al male anziché a Dio, come è accaduto a Gesù, ai suoi Apostoli e a molti santi. Dobbiamo capire che ogni cosa che facciamo nell’amore è per il Signore e anche se giungeranno giudizi e attacchi, sappiamo da chi sono guidati. Non smettiamo mai di amare, non smettiamo mai di fare del bene perché questa è la salvezza della nostra anima e l’invito alla salvezza di tante altre anime.

Vi abbraccio